che differenza c'è tra plastica e bioplastica?

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La plastica è un materiale indispensabile per la vita dell’uomo grazie alla sua leggerezza, lavorabilità, versatilità, resistenza ed economicità.

Tuttavia, la plastica tradizionale è prodotta a partire da risorse fossili come il petrolio o il gas che sono in via di esaurimento e impattanti in termini ambientali. Inoltre, in fase di fine vita, nonostante il potenziale riciclo, una grande quantità di plastica a livello globale è ancora destinata in discarica o dispersa nell’ambiente. Per questi motivi, negli ultimi anni la scienza e le industrie si stanno sempre più concentrando sullo sviluppo e produzione delle bioplastiche.

Le bioplastiche sono per definizione quelle plastiche che derivano completamente o parzialmente da risorse rinnovabili (bio-based) E/O che sono biodegradabili. L’idea alla base è quella di risolvere la dipendenza da fonti fossili e il possibile inquinamento in fase di fine vita delle plastiche convenzionali. Quindi non tutte le bioplastiche sono di origine rinnovabili e non tutte le bioplastiche sono biodegradabili e in generale possono essere suddivise in 3 categorie di bioplastiche.

Vi sono alcune bioplastiche, come il PLA, i PHAs e il PBS, che sono sia da fonte rinnovabile (parzialmente o totalmente) che biodegradabili, altre che sono biodegradabili ma derivano da fonti fossili (PBAT, PCL) e altre che derivano da fonti rinnovabili ma non sono biodegradabili (bio-PE, bio-PET). Tuttavia, nonostante questa potenzialità, le bioplastiche sono ancora una nicchia, rappresentando nemmeno l’1% di tutte le plastiche prodotte.

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