biodegradabile o compostabile? facciamo chiarezza

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Il termine biodegradabile indica un materiale che, grazie alla sua struttura chimica, è in grado di subire un processo in cui microrganismi come batteri e funghi metabolizzano le catene polimeriche trasformandole in acqua, anidride carbonica (o metano) e biomassa in condizioni aerobiche (o anaerobiche).

Da un punto di vista applicativo, i prodotti polimerici devono essere certificati come biodegradabili in condizioni specifiche a seconda dello scenario previsto per la fine del loro ciclo di vita. Ad esempio, le posate o i sacchetti di plastica, progettati per essere smaltiti nei rifiuti organici, devono soddisfare i requisiti di biodegradabilità descritti dalla norma EN13432 (compostabilità industriale). Allo stesso modo, i film pacciamanti devono rispettare la norma EN17033 (degradazione nel suolo in condizioni ambientali), mentre gli oggetti in bioplastica che potrebbero finire in mare dovrebbero essere certificati come biodegradabili nell’ambiente marino secondo la norma ASTM D6691.

In questi casi, lo spessore del prodotto in bioplastica e le condizioni di biodegradazione (tempo, temperatura, livelli di ossigeno e umidità) influenzano fortemente l'esito della certificazione. Quindi possiamo avere un sacchetto fatto in bioplastica che è compostabile e un oggetto più spesso (es. una suola di scarpa) fatta dello stessa plastica biodegradabile che non rispetta più i criteri di compostabilità.

In altre parole, il termine biodegradabile è una condizione necessaria affinché un oggetto fatto di bioplastica possa essere certificato, ma non è una condizione sufficiente.

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